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Riviera del Conero, nel cuore delle marche la vacanza da scegliere in ogni stagione
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cingoli
Solitaria e silenziosa, immersa in una delle zone floristicamente più belle, ricche e rare del paesaggio mediterraneo, Cingoli (m.s.l.m.630) sorge in posizione panoramica sul lato orientale del versante adriatico del gruppo montuoso, comunemente indicato come Preappennino, che si staglia sull'alta valle del Musone e alle cui spalle si erge la Dorsale Appenninica vera e propria. L'eminenza topografica di Cingoli - cui un antico mito di fondazione collega a un ancestrale culto solare legato al nome della maga Circe - considerata in relazione alla superba veduta panoramica a cui questa da adito ha con il tempo permesso alla città di guadagnarsi l'appellativo di "Balcone delle Marche". L'omogeneità del tessuto urbano corrisponde a una forte coesione ambientale: l'abitato, la cui salubrità climatica è proverbiale ormai da cinque secoli, si inserisce armonicamente in un paesaggio dove l'opera dell'uomo e quella della natura si sono perfettamente integrate valorizzandosi a vicenda. Esempio di grande fascino dell'atmosfera tipica di altri medi e piccoli centri della zona dell'antica provincia Picena, Cingoli se ne discosta al tempo stesso per la nobiltà e la gloria di un passato che ancora oggi è percepibile nelle ombre lunghe che alla sera gli antichi, fastosi ed eleganti palazzi proiettano sulle piazze e sulle vie. L'antica varietà dei colori caldi degli intonachi delle facciate degli edifici, che si susseguono ininterrottamente lungo l'arteria principale della città o si ergono isolati in qualche suggestiva piccola via secondaria, armoniosamente intercalata dall'austerità della pietra degli eleganti portali rinascimentali emanano una sensazione di calma e rara atemporalità. Il visitatore, anche il più assorto, è subito rapito, in modo quasi discreto, da angoli e scorci di grande impatto scenico ed emotivo che Cingoli rivela durante le diverse ore del giorno.

Testo tratto da Cingoli News

Da sempre a Cingoli si respira "l'aria bona" . Il segreto? L'elevata e particolare posizione che essa occupa. L'umanista Panfilo da S.Severino nel secolo XVI, celebrando l'eminenza topografica della città, scrive: "Da ogni parte, perfino dall'Illiria, si scorgono le alte mura di Labieno fondate sulla sommità di un monte perché a ragione si possa ripetere il vecchio detto non è ancora scesa la nera notte sul monte di Cingoli". La sua altezza e la sua posizione infatti, che le permettono di essere accarezzata dagli ultimi raggi del sole, gli valsero secondo il misterioso erudito cingolano Orazio Avicenna l'appellativo di "Città Circea". Se volete visitare un luogo da cui si gode una suggestiva e giustamente rinomata vista panoramica siete nel posto giusto: l'appellativo "balcone delle Marche" sta appunto a testimoniarlo.

Cenni storici

Di origine forse picena, Cingoli fù a partire dal III secolo a.C. un importante centro romano; intorno alla metà del I secolo a.C. il suo illustre figlio Tito Labieno, luogotenente di Cesare nelle Gallie, la dotò delle infrastrutture necessarie ( foro, basilica, acquedotto, mura e fognature ) per assurgere al rango di municipium. La diocesi cingolana, subentrata come organizzazione amministrativa al municipium con sicurezza prima del VI secolo, fu soppressa presumibilmente sotto la dominazione longobarda e i territori posti sotto la sua giurisdizione divisi tra le più potenti diocesi di Camerino e Osimo. Intorno alla metà del XI secolo Cingoli si eresse a libero comune. Generalmente di parte guelfa, fù sempre fedele al governo pontificio, di cui seguì le sorti politiche e militari. A seguito delle lotte intestine tra le famigli nobili, a partire dagli ultimi anni del XIII secolo subì per circa un secolo e mezzo, fino al 1422, la signoria dei Cima. Con la morte di Francesco Sforza , dalle cui truppe fu occupata nel 1424, Cingoli passò, condividendo simil destino con altre città della Marca anconitana, sotto l'egida dello stato pontificio e così entrando in un lungo e fecondo periodo di pace, durante il quale fiorirono le arti, le lettere e le scienze. Nel 1725 con la reintegrazione della cattedra vescovile Cingoli riotterrà anche il titolo di città e con questo il riconoscimento del prestigio che aveva continuato sempre comunque a mantenere.

Edifici Storici di pregio

Centro e cuore della città è la PIAZZA VITTORIO EMANUELE II su cui si affacciano il MUNICIPIO e la CATTEDRALE. Il PALAZZO MUNICIPALE è un edificio composito, costituito da corpi realizzati in epoche successive: una struttura più antica risalente forse al XII secolo, periodo del costituirsi della città in libero comune, letteralmente avvolta da un edificio di stile rinascimentale voluto nel 1531 dal governatore della città Egidio Canisio da Viterbo - come recita l'iscrizione che corre lungo la cornice del parapetto del secondo piano. Al pian terreno ospita attualmente l'importante MUSEO ARCHEOLOGICO STATALE dove è possibile osservare materiali preistorici, protostorici e romani rinvenuti nell'area comunale. La CATTEDRALE, dedicata a Santa Maria Assunta, sorge sul luogo dove, fino al 1615, si elevava la piccola chiesa di S.Salvatore. L'incapacità della pieve di Santa Maria ( oggi S.Filippo ) ad accogliere un sempre crescente numero di fedeli spinse infatti le autorità ecclesiastiche e gli stessi cittadini ad avviare i lavori per la costruzione di una chiesa più grande e importante, benedetta e inaugurata con la celebrazione della messa nel 1654. All'interno sono contenute numerose opere, tra cui spiccano quelle di Fanelli e del cingolano Donatello Stefanucci.

Uscendo, lasciandosi alle spalle il municipio si giunge in VIA DEL PODESTA', dove su uno slargo si affaccia il quattrocentesco PALAZZO CONTI, dell'omonima famiglia nobiliare cingolana. Proseguendo la strada in discesa si può ammirare a destra la facciata, con portale romanico, della CHIESA DI S.FILIPPO NERI. L'edificio, sorgente sulle antica vestigia della pieve di Santa Maria, fu internamente dotato di una fastosa veste barocca per volere dei padri dell'Oratorio di S.Filippo Neri, che nel 1664 ne divennero i possessori. Proprio in questa chiesa vuole la tradizione che San Nicola da Tolentino venne ordinato sacerdote. Tornando in piazza Vittorio Emanuele II, a destra della cattedrale si imbocca VIA FOLTRANI, su cui gettano ombra i bei palazzi rinascimentali appartenuti ad alcune delle maggiori famiglia dell'antica nobiltà cingolana. Poco dopo, scendendo, si apre sulla destra l'ampio piazzale su cui si affaccia la chiesa di S.DOMENICO e il connesso edificio originariamente adibito a convento dell'ordine dei Predicatori. Sull'altare maggiore della chiesa è collocata dal 1539 la grande tela della MADONNA DEL ROSARIO dell'inquieto sublime Lorenzo Lotto, commissionata al maestro veneziano dalla confraternita del SS.Rosario con il contributo del comune di Cingoli. Continuando lungo via Foltrani ci sorprendono d'improvviso le mura del MONASTERO SILVESTRINO DI S.BENEDETTO dentro alle quali venne a formarsi a partire dal XVII secolo il primo nucleo librario dell'attuale biblioteca comunale. Lasciandoci alle spalle l'imponente edificio ecco quasi subito svelarsi il cinquecentesco PALAZZO PUCCETTI, costeggiando il quale si scende, all'ombra di case rinascimentali, lungo VIA DELLO SPINETO che conduce, nel suo concludersi, fuori delle mura cittadine dove ha luogo la extraurbana CHIESA DI SANTA CATERINA D'ALESSANDRIA, risalente al secondo decennio del XIII secolo. Da via dello Spineto ha inizio una piccola via dalle quale si ha la vista del QUARTIERE DELLA POLISENA, il più antico e tipico della città per l' ambiente rustico ben conservato a viuzze scoscese selciate a pietre irregolari e casupole non intonacate, attraversando il quale si ritorna in piazza Vittorio Emanuele II. Lasciando alla propria destra l'edificio comunale si imbocca CORSO GARIBALDI o VIA MAGGIORE, l'arteria principale della città, fiancheggiata da notevoli palazzi nobiliari. Nel XVI secolo questa via fu ribattezzata via Farnesia et Pontificalis quando il cardinale Alessandro Farnese, più volte ospite della locale famiglia Silvestri, divenne papa col nome di Paolo III. A metà circa della via, sulla destra, all'ombra dell'edificio che originariamente ospitava la CHIESA DI SANTA MARIA IN VALVERDE, l'antica FONTANA DEL MALTELPO, restaurata e rivestita dell'impianto allegorico-ermetico attuale nel 1568 per mano dei Lombardi, allievi del Sansovino. Poco dopo, sulla sinistra, si eleva, imponente e splendente nella sua facciata in travertino, il seicentesco PALAZZO CASTIGLIONI, nel quale nacque, nel 1761, e trascorse buona parte della sua vita Francesco Saverio Castiglioni, futuro papa PIO VIII. Prima di concludersi con PORTA PIANA, innalzata in onore di PIO VIII, Corso Garibaldi si apre su di una piccola piazza sulla quale si affaccia l'antica chiesa di S.NICCOLO', costruita poco dopo il 1218 per evitare che i parrocchiani di S.Esuperanzio percorressero durante l'inverno la lunga e disagevole strada per raggiungere la loro chiesa, che rimaneva fuori delle mura cittadine.

Ma è fuori le mure cittadine che sorgono i due edifici sacri più insigni di Cingoli, dedicati ai due santi patroni della città: il SANTUARIO DI SANTA SPERANDIA e la COLLEGIATA DI SANT'ESUPERANZIO. Il SANTUARIO DI SANTA SPERANDIA, costruito più volte a partire dal XIII secolo, conserva il corpo incorrotto dell'omonima santa, monaca benedettina nata a Gubbio e vissuta e morta aCingoli nel 1276. Suggestivo il cortile, fiancheggiato da alte mura, che porta fino all'ingresso della chiesa. All'interno si conservano dipinti come Il Miracolo delle Ciliege di Pier Simone Fanelli, la Madonna con Bambino e Santi di Antonio da Faenza e la raffigurazione delle virtù cardinali nelle vele della cappella dell'altare maggiore. La COLLEGIATA DI SANT'ESUPERANZIO è il monumento storico-artistico più insigne di Cingoli. La nuda facciata, di pietra grigia, è adornata di un rosone e di un notevolissimo, e per la fattura e per il significato simbolico, portale romanico scolpito dal maestro Giacomo nel 1295, come si legge nell'iscrizione in caratteri gotici dell'architrave: "Nell'anno del signore 1295, essendo priore Giacomo da Gubbio, maestro Giacomo fece quest'opera." Sulla destra della chiesa si appoggia un lato dell'antico chiostro, retto da pilastri cilindrici e corso da una bassa loggetta. L'interno della chiesa è caratterizzato da un'aula unica ripartita in sette campate, e sul fondo è addossata la tribuna, costruita alla fine del XVI secolo e sorretta da due colonne di stile romanico. Il presbiterio fu rialzato alla fine del XVII secolo per ricavare spazio per la cripta dove ancor oggi si conservano le reliquie del Santo. Si possono vedere numerosi affreschi, un polittico attribuito a Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro e, nella sagrestia, una tavola con la "Flagellazione" di Sebastiano del Piombo.

Tutto ciò, avvolto d'ogni parte, da un incantevole panorama che rapisce immediatamente lo sguardo. Cingoli non finisce certo di stupire!

Tradizioni

Tante le manifestazioni e gli eventi, come la "Stagione teatrale dialettale", i " Giovedì dell'arte" con rappresentazioni teatrali estive all'aperto, "Luna in Piazza" a Ferragosto, "Luci e sapori di Natale" con concorsi e mostre inerenti la tradizione del presepio, i mercatini di Natale e il trenino per le vie del centro storico. E per finire… la gastronomia, che purtroppo non si può descrivere e raccontare… Bisogna venire qui ad assaggiare!

 
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