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Carlo Crivelli

tra i più sublimi pittori del Rinascimento

Nato a Venezia (Venezia, 1430/1435 circa - Marche, Ascoli Piceno?, 1495) e fuggito in Dalmazia per scampare a una condanna, al rientro nella penisola scelse le Marche come patria d’adozione, ove dispiegare i frutti della sua arte, dai fastosi polittici ad ornamento degli altari delle chiese a squisite immagini destinate alla devozione privata. Fermo, Ascoli Piceno, Camerino e Ancona costituiscono i poli ove maggiormente si concentrò l’attività di Crivelli per le Marche, con una sempre più accentuata propensione verso la committenza francescana del ramo conventuale. Benché la critica sia oggi portata ad escludere che Crivelli abbia impiantato ad Ancona la propria bottega, è altrettanto certo che abbia maturato uno speciale rapporto con l’importante città portuale, dal momento che dovettero pervenirvi almeno tre opere, con l’eventualità di una quarta (“La visione del Beato Gabriele Ferretti”, Londra, National Gallery; “Madonna col Bambino e santi e donatore”, Baltimore, The Walters Art Museum; “Madonna col Bambino”, Pinacoteca civica Francesco Podesti; “San Francesco che raccoglie in un calice il sangue di Cristo”, Milano, Museo Poldi Pezzoli). Tali dipinti ci mostrano il celebre pittore in una veste meno consueta rispetto a quella più nota di autore di rutilanti macchine d’altare, in quanto si tratta di tavole a superficie unificata e dalle dimensioni contenute. Le fortune di Crivelli ad Ancona si legano alla famiglia Ferretti e in particolare al frate francescano osservante Bernardino, che richiese tre delle quattro opere menzionate per il convento di San Francesco ad Alto (attualmente, il complesso è sede del distretto militare), ampliato e restaurato dallo zio, il beato Gabriele Ferretti, fra il 1422 ed il 1425. Solo una di queste opere è oggi rimasta in città, ovvero la minuta e delicatissima “Madonna col Bambino” della Pinacoteca Civica di Ancona (tempera e oro su tavola, cm. 21 x 15). Due altri dipinti, al di fuori dei tradizionali canali del turismo, forniscono la testimonianza dell’antica presenza in città dalla “Visione del Beato Gabriele” emigrata nell’Ottocento a Londra: si tratta di due copie su tela rispettivamente custodite nel locale Museo diocesano e nella chiesa di San Giovanni Battista, in un ambiente attiguo alla sagrestia.

Purtroppo, la maggioranza delle opere eseguite da Crivelli per le Marche vennero smembrate confluendo in prestigiosi musei di tutto il mondo; nonostante ciò, il territorio conserva, ancora chiarissima, la traccia della presenza del grande maestro, sia attraverso i pochi dipinti rimasti in situ sia attraverso l’operato di altri pittori, a cominciare dal fratello Vittore, che trassero giovamento dalla sua lezione.



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